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Microdosatori industriali: come funzionano e come scegliere la soluzione più adatta al processo

Quando una ricetta prevede l’introduzione di quantità molto ridotte di un ingrediente, anche una variazione minima può incidere sul risultato finale. In queste applicazioni, inoltre, non conta solo raggiungere la quantità corretta in un singolo ciclo: è fondamentale riuscire a ripeterla con continuità batch dopo batch, mantenendo il processo entro le tolleranze previste.

È in questo contesto che entrano in gioco i microdosatori industriali, sistemi progettati per alimentare con precisione piccole quantità di polveri, granuli e altri materiali sfusi. Sono utilizzati in diversi settori, tra cui alimentare, gomma,  plastico e chimico, dove precisione, ripetibilità e continuità sono i tre requisiti principali del processo. Caratteristiche che diventano ancora più importanti quando il materiale da dosare ha un costo elevato, influenza direttamente le caratteristiche del prodotto finito o presenta un comportamento che rende difficile ottenere un flusso regolare.
 

Come scegliere un microdosatore industriale

La scelta di un microdosatore non può partire soltanto dalla quantità da alimentare, ma deve considerare l’interazione tra materiale, sistema di estrazione, geometria della tramoggia, coclea, velocità di dosaggio e logica di controllo.

La precisione finale dipende dal comportamento complessivo del sistema. Per questo, prima di scegliere la configurazione del microdosatore, è necessario analizzare le condizioni reali del processo e le prestazioni richieste, senza fermarsi a un singolo parametro.
 

Il materiale da dosare

Le caratteristiche del materiale incidono direttamente sulla configurazione del microdosatore. Scorrevolezza, granulometria, tendenza alla compattazione e comportamento durante l’estrazione possono rendere più o meno regolare l’alimentazione.
Due materiali da dosare alla stessa portata possono quindi richiedere soluzioni differenti: una polvere poco scorrevole, ad esempio, può rendere necessario l’impiego di un rompiponte per mantenere il prodotto in movimento, mentre in altri casi può essere utile intervenire sulle superfici interne per favorire lo scorrimento.
 

Il livello di controllo richiesto dal processo

Se il processo consente una gestione basata sulla quantità volumetrica movimentata, il microdosaggio volumetrico può rappresentare una soluzione adeguata: la portata viene regolata intervenendo sulla velocità della coclea, ad esempio tramite inverter, in funzione della quantità da alimentare.

Quando invece il processo richiede un controllo più stretto sulla quantità effettivamente dosata, può essere necessario ricorrere a una soluzione gravimetrica. In una configurazione a perdita di peso, le celle di carico rilevano la variazione di massa durante l’erogazione e l’elettronica confronta il dato reale con il valore richiesto, correggendo la velocità di alimentazione quando necessario.

La scelta della logica di controllo deve comunque essere valutata insieme alle condizioni reali dell’impianto. Nel gravimetrico, ad esempio, vibrazioni e oscillazioni possono interferire con la lettura delle celle di carico; nel volumetrico, invece, la regolarità del dosaggio dipende anche dalla costanza con cui il materiale viene alimentato alla coclea. Per questo il livello di precisione richiesto deve sempre essere messo in relazione con materiale, meccanica e condizioni operative.
 

Pulizia, ispezione e sicurezza

La scelta del microdosatore deve tenere conto anche delle condizioni operative dell’impianto. Nei processi con frequenti cambi di prodotto o ricetta può essere importante prevedere macchine facilmente accessibili e sistemi di smontaggio rapido che facilitino ispezione e pulizia delle parti a contatto con il materiale.

Anche i materiali costruttivi devono essere coerenti con l’applicazione: acciaio al carbonio, AISI 304 o AISI 316 vengono scelti in funzione del prodotto trattato, del settore e dei requisiti di processo. In presenza di polveri potenzialmente esplosive è inoltre necessario valutare le esigenze legate agli ambienti ATEX, considerando il microdosatore come parte dell’intero sistema impiantistico.

Calibrazione e manutenzione periodica completano questo quadro. Le caratteristiche del prodotto possono cambiare nel tempo e influenzare il comportamento del dosaggio: controllare regolarmente il sistema permette di individuare eventuali variazioni prima che incidano sulla continuità o sulla qualità del processo.
 

Il microdosatore deve adattarsi al processo

Un microdosatore correttamente dimensionato permette di migliorare il controllo sulla quantità di materiale introdotta, aumentare la ripetibilità tra i cicli, ridurre gli errori legati alle operazioni manuali e gestire in modo più efficace i consumi di materia prima.

Il beneficio, però, non deriva soltanto dalla precisione della macchina. Il microdosatore deve integrarsi con il sistema di alimentazione, la ricezione del materiale, l’automazione e la macchina di processo. È nella fase di progettazione che si definiscono tecnologia di dosaggio, tipologia di coclea, eventuale rompiponte, materiali costruttivi, accessibilità e logiche di controllo.

CAMImpianti sviluppa soluzioni di microdosaggio partendo dalle caratteristiche del materiale e dalle esigenze dell’intero impianto. Con il metodo CAMENGINE, ogni applicazione viene analizzata considerando processo, criticità e obiettivi produttivi, per individuare una configurazione realmente coerente con le prestazioni richieste.
Se stai valutando l’introduzione di un microdosatore o vuoi verificare l’adeguatezza del sistema esistente, il team CAMImpianti può analizzare la tua applicazione e individuare la soluzione più adatta.
 
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